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Lavorare nel non profit

A cura di: Gabriele Martelozzo
intervista a Marco Crescenzi - Fondatore ASVI


Dal vostro Osservatorio, quali sono le opportunità lavorative nel settore Non Profit per i neolaureati? Ci sono indirizzi di laurea che possono essere considerati più idonei per lavorare con le organizzazioni che operano nel Non Profit?

Nel 2005 l’Osservatorio di ASVI ha pubblicato la «Guida internazionale alle professioni ed al lavoro nel Non Profit», in cui sono riportati dati che confermano quanto affermato dall’Unione Europea sul Non Profit sia come bacino di occupazione principale, sia come livello di crescita. Numericamente si parla di
un milione di lavoratori occupati nel settore e di 5 milioni di volontari (il volontariato è una parte del Non Profit). Questo milione di lavoratori sono impegnati nei servizi sociosanitari, nella cooperazione internazionale, nel turismo sociale e in tutti i settori possibili previsti dall’attività formale specifici del
settore. Va aggiunto che questo settore ha un’incidenza sul Pil italiano pari al 3 percento, quanto quello agricolo, pertanto con valori piuttosto rilevanti. Per quanto riguarda le professionalità più richieste da un lato ci sono quelle operative come, ad esempio, le posizioni di operatore sociale specializzato destinate al
servizio socio-sanitario ed educativo che danno un servizio per gli anziani, per i minori, per i disabili, e così via. Ci sono poi tutta una serie di posizioni più selezionate, rivolte ai laureati, tra cui alcune sicuramente più importanti. La prima è quella del Fundraiser, una figura che si occupa di raccolta fondi per le organizzazioni per cui lavora ma, soprattutto, con il compito di creare favore
e attenzione attorno all’organizzazione. Da questo favore si riesce a ottenere risorse economiche e di competenze oltre che volontari impegnati nell’attività.
Altra figura di rilievo è quella che si occupa della Comunicazione sebbene, spesso, questo profilo sia accorpato con quello del Fundraiser in quanto solo poche grandi organizzazioni hanno la forza di gestire uffici separati di comunicazione, Fundraising, campagne e via dicendo. Tra i ruoli più significativi vanno poi segnalati quello molto importante del Project Manager della Cooperazione Internazionale, per il quale rileviamo un’altissima domanda da parte dei giovani neolaureati, soprattutto da chi esce da scienze politiche e da ingegneria, e quello dell’Europrogettista, figura specializzata nello sviluppare i progetti per recepire i finanziamenti dell’Unione Europea. Queste sono tutte posizioni richiestissime dal mercato che, per contro, c’è difficoltà a reperire, sopratutto quella del Fundraiser. È opportuno sottolineare che sono impieghi che richiedono di avere una laurea alle spalle, utile per avere un quadro generale, ma arricchita da percorsi post laurea. Molti giovani stanno iniziando ad entrare nel Non Profit facendo solo la triennale e poi, anziché fare la specialistica, affrontando direttamente un Master se hanno la garanzia che sia serio e li porti a lavorare con una buona probabilità tant’è che i dati di collocazione entro un anno post diploma dei nostri master e di quelli di alcuni colleghi qualificati è del 95%.


 
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