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Il Colloquio - Intervista a Enrico Carnini

Intervista a Enrico Carnini
imprenditore IT


Che ricerche fai prima di affrontare un colloquio per capire chi hai davanti?
La prima fonte di informazione per me è Internet, ma bisogna fare attenzione e non fidarsi della prima impressione. Alcune aziende hanno infatti dei siti bellissimi ma se poi vai a vedere alla voce “prodotti e servizi”, non trovi contenuti, ci sono contraddizioni, descrizioni approssimative e complicate, vocaboli altisonanti. Altre invece hanno un sito graficamente molto scarno ma ricco di dettagli tecnici, aggiornato, con un linguaggio sobrio e semplice. In tal caso un sito apparentemente poco curato è invece così essenziale per una precisa scelta di investimento: evidentemente non è all’immagine che guarda la clientela. Un’altra cosa cui faccio attenzione è a come rispondono alle mail, se c’è una signature o meno e che tipo di qualificazione ha il mio interlocutore. Se questo elemento manca, mi dà la sensazione di un qualcosa di approssimativo, ma anche una firma troppo pomposa mi insospettisce, come quei titoli tutti in inglese lunghissimi… anche qui, la sobrietà è la prima regola. Sto molto attento anche quando chiamo: chi mi risponde al telefono deve dare un’idea di cortesia e professionalità, niente di peggio di una voce smarrita o insofferente o apatica, sono un chiaro indice dell’atmosfera che regna in azienda. Dal punto di vista tecnico, ma questo vale solo per il settore IT, guardo che applicativi vengono utilizzati.

Quali indizi valuti durante un colloquio?
Vado molto a sensazione, per me l’umanità è la cosa più importante. Guardo come mi accolgono quando arrivo, osservo l’espressione sulla faccia della gente che lavora all’interno, cerco soprattutto di capire se è un ambiente sereno o meno, e se la gente collabora o lavora isolatamente. Mi fa un’ottima impressione quando mi accompagnano a fare il giro degli uffici: vuol dire che sono alla mano e che ci tengono a farti vedere chi sono. Sono invece assolutamente contrario agli open space, trovo che siano disumani, caotici, quanto di più lontano alle esigenze del singolo individuo: è necessario fare compromessi su tutto, dal volume della voce a quello dell’aria condizionata. Mi colpiscono negativamente sia gli ambienti troppo sterili e ordinati, che mi fanno pensare a capi fortemente autoritari, sia quelli sporchi e caotici, indice secondo me di mancanza di un progetto e di un’organizzazione a monte. Invece mi piace vedere sulle scrivanie oggetti personali, mi sembra che la persona si senta a suo agio in ufficio al punto da non scindere completamente il lavoro dal resto della propria vita. Per quel che riguarda i selezionatori, io diffido di quelli troppo informali, che parlano dell’azienda come di una grande famiglia: in questi casi immagino un ambiente in cui le persone passano davvero tanto tempo insieme, a discapito della propria vita personale, tanto da diventare una seconda casa. Invece apprezzo molto che un selezionatore mi parli della società, di come è organizzata internamente e soprattutto dei progetti su cui sta lavorando: sono quelli che mi colpiscono. Per quel che riguarda lo stipendio, lo vedo come un indice di quanto mi considerano ma sono disposto ad entrare con un compenso piuttosto basso se è chiaro che è tale solo per il primo periodo e che poi verrà riconsiderato. Nel settore informatico ci sono anche altri elementi utili: i prodotti che vengono fatti, le tecnologie che sono utilizzate, etc. Personalmente indago sempre sull’apertura dell’azienda all’utilizzo di tecnologie diverse: se ci sono standard produttivi a cui è necessario adeguarsi io, che per come sono fatto ho bisogno di poter dare un apporto personale al mio lavoro, tendo a non accettare l’offerta.

Hai qualche esperienza interessante da raccontare?
La prima esperienza che ho avuto è stata in una realtà modello “grande famiglia”. L’atmosfera era molto piacevole ma, dietro al coinvolgimento e al sentire ogni progetto come il proprio, c’era un grande sfruttamento di fondo, ripagato da innumerevoli riconoscimenti a livello umano ma non monetario. In seguito devo dire che ho trovato diversi imprenditori molto appassionati e coinvolti ma che operavano in aziende che non si ponevano in termini così confidenziali. L’ambiente lavorativo ne risentiva positivamente lo stesso, ma si tratta di una situazione diversa.

Che consigli daresti ad un neolaureato?
Bisogna andare sicuri di quello che si vale. Ora che mi trovo a fare io il selezionatore, posso dire che questo aspetto è uno degli elementi che valuto in un candidato. Altra cosa: evitare le risposte preconfezionate, fanno perdere tempo e rischiano di indispettire. Importantissimi invece gli hobby: dicono moltissimo della personalità e, se sono indice di capacità relazionali, sono valutati molto positivamente. Tutti i datori di lavoro sono consapevoli che i dati tecnici si imparano, ma sull’intelligenza sociale si può fare poco se on c’è già una buona base. Infine, sono rimasto molto colpito dall’atteggiamento dei miei soci nei confronti dei master: molti li considerano come dei parcheggi in attesa di occupazione. Preparatevi quindi a rispondere anche a questa possibile obiezione.